Di Carmine de Rosa e Stefano Chiappa
Il terzo disco è sempre quello più difficile e “Anche gli Eroi Muoiono” ne è la prova. Kid Yugi ad oggi è uno dei talenti cristallini del nuovo rap italiano: raccoglie l’eredità di artisti come Noyz Narcos, Salmo, Club Dogo e Pusha T. Tra citazioni, cultura street e letteratura, da qualche anno il rapper di Taranto ha portato una ventata d’aria fresca nel panorama italiano.
La strada verso “Anche gli Eroi Muoiono”
Da quando si è fatto conoscere dal grande pubblico con la sua partecipazione in “Paradiso Artificiale” di Tedua, tutti hanno messo addosso al rapper di Massafra la corona del re e il mantello dell’eroe, colui che avrebbe finalmente portato un po’ di cultura e di aggressività a un mercato musicale stagnante, sempre più povero di contenuto e ricco di stereotipi su bella- e malavita riciclati da rapper a rapper. Kid Yugi, con la sua cultura e la sua capacità di scrittura pungente ed aggressiva, era riuscito a portare quel mix di hardcore e conscious rap di cui il pubblico si era innamorato…e che in questo suo ultimo lavoro si vede solo a tratti.

Rispetto ai due dischi precedenti, “Anche gli Eroi Muoiono” presenta un concept ancora più profondo, ossia la morte dell’eroe nella letteratura classica. Concept che però non viene mantenuto per tutto il disco. Sia chiaro, è normale inserire banger che spezzano il mood del disco, ma il problema qua è un altro.
Il suono e la scrittura di “Anche gli Eroi Muoiono”
I beats suonano meno ispirati, più facili da digerire e senza troppe novità anche rispetto al panorama italiano. Non sono brutti, le intenzioni buone ci sono ma a volte i risultati sono forzati e poco riusciti. Un plauso comunque al rapper di Massafra che ha voluto andare oltre la sua zona di comfort in alcune canzoni.
La scrittura è il punto forte di Yugi: decantata da molti come rivoluzionario per l’utilizzo di citazioni, immagini diverse dalle solite e termini aulici, sopravvalutata da altri e ritenuta il minimo indispensabile. La verità sta nel mezzo: la sua penna tocca corde importanti, andando a costruire immagini precise, creando sin da subito un immaginario definito. Penne come quelle di Yugi, però, l’Italia le ha sempre avute: basti pensare a Marracash, Claver Gold, En?gma, Mezzosangue, Rancore, Murubutu, Nitro a tratti. Non è quindi il caso di urlare al miracolo, forse è il caso solo di ridimensionare certi artisti.
Un disco per sé stesso o per l’industria?
Nel suo 64 Bars per RedBull, uscito ad aprile 2024, il rapper di Massafra diceva “L’industria mi vorrebbe più accessibile, più vendibile, ma il male mi ha sedotto e l’odio è irresistibile”. In “S.X.S.I.C.” invece affermava “Schiavo dell’industria un cazzo” o anche “Io col cazzo che cambio”. Sebbene le barre contro l’industria che “abbaiano senza mordere” siano un habituè nel mercato discografico italiano, quella che Yugi voleva dare fino a un anno fa era l’immagine di un artista consapevole dei propri mezzi e della propria idea di arte, che riusciva a trovare un posto nel mainstream senza però adeguarvisi completamente. Questo è esattamente ciò che in “Anche gli Eroi Muoiono” non si vede.
Un’altra scelta che non abbiamo compreso è quella di nascondere i featuring: è un’azione nata nei dischi USA e che presto ha adottato anche l’Italia. Kid Yugi non è il primo né l’ultimo a fare un’operazione del genere, ma in “AGEM” (acronimo del titolo del disco) non occorreva, poiché, eccezione fatta per Tutti Fenomeni, le altre sono collaborazioni che troviamo in molti dischi rap. Shiva, Tony Boy, Nerissima Serpe, Papa V, Simba la Rue, Rrari dal Tacco e Artie 5ive sono nomi che orbitano attorno all’universo Yugi da tempo, quindi la sorpresa c’è stata ma a metà. Sarebbe stato interessante trovare collaborazioni che andavano fuori dalla sua comfort zone, oltre ad ANNA che troviamo nel criticato singolo “Push It” e Tutti Fenomeni in “Eroina“, ma sarà per il prossimo disco.

Kid Yugi e Artie 5ive

Kid Yugi e Tutti Fenomeni

Kid Yugi e ANNA
Da Anti-Idolo a Idolo delle masse: l’ascesa di Kid Yugi
Kid Yugi è passato dall’essere un anti-idolo all’essere l’idolo delle masse, entrando a gamba tesa nel mercato mainstream dopo nemmeno 3 dischi. Un ruolo importante l’ha giocato sicuramente la direzione di questo disco e in generale al percorso musicale. Ormai è evidente l’intenzione di certe realtà discografiche, plasmando talenti grezzi in prodotti per il grande pubblico senza un’identità precisa, nella speranza che il nostro eroe non faccia la stessa fine.
Il suo talento non è in discussione e le sue radici hardcore e conscious sono ancora ben salde, portando a qualche pezzo convincente come “Tristano e Isotta”, “Chuck Norris” con Nerissima Serpe, Papa V e Rrari Dal Tacco, “La Violenza Necessaria” con Shiva e “Jolly”, oltre al singolo freestyle “Berserker” che ha annunciato l’uscita del progetto. Tuttavia, è innegabile che questo sia un disco volutamente morbido e appetibile per un mercato di massa.
Quindi com’è “Anche gli Eroi Muoiono”?
“Anche gli Eroi Muoiono” è quindi un disco rap dal respiro commerciale, oltre che essere un album divisivo sin dalle prime ore di rilascio. Forse Kid Yugi avrebbe dovuto aspettare ancora qualche mese prima di rilasciarlo, avendo più tempo per perfezionarlo e trovare un compromesso tra la sua identità e l’immagine che percepisce il pubblico.
Ha sicuramente picchi, quali “Mostro” con Tony Boy, “Tristano e Isotta”, “L’ultimo a Cadere”, “Gilgamesh”, Bullet Ballet” con Artie 5ive, “Per il Sangue Versato”, “ Per te che Lotto” e “Davide e Golia”, ma 7 canzoni su 16 non possono mantenere un disco di un ragazzo che sta per entrare nell’olimpo del rap italiano. Rimane il fatto che dopo “The Globe”, “Quarto di Bue” e “I Nomi del Diavolo”, ciò che ci si aspettava da Yugi era vedere quelle qualità mostrate evolversi e maturare, ma la sensazione è che invece si sia fatto un passo indietro.
Riflettendo sul ruolo di Kid Yugi nel panorama italiano, forse è stato il pubblico a mettere addosso al rapper di Massafra il mantello dell’eroe, forse più di quanto lui stesso volesse. Forse, Yugi non ha mai chiesto di essere l’eroe di nessuno. Forse, dovremmo ricordarci che alla fine si tratta di un ragazzo sulla ventina che fa musica, e quindi possiamo comprendere la sua scelta di rendersi più fruibile per allargare la propria utenza. Forse, la mediocrità del mainstream italiano ci ha portato ad avere aspettative su Kid Yugi che nemmeno lui voleva seguire.
Queste sono riflessioni che alla fine resteranno a noi ascoltatori. L’unica cosa certa è che questo disco ci dice una verità importante sulla situazione discografica italiana:
“Gli eroi sono morti, ora è il tempo dei jolly”
