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AI Croce e Delizia

di Stefano Chiappa

Siamo nel 2026 e da qualche anno ormai l’intelligenza artificiale è entrata a far parte della nostra vita. Essa ha influenzato il nostro tempo e il nostro modo di vivere, semplificando molte funzionalità. La storia ci insegna che la tecnologia ha un impatto fondamentale sulla società, avendo poi una presa sempre più forte anche sui lavori più umani e creativi.

Musica e AI

Uno dei lavori che più ha accusato il colpo è sicuramente quello del musicista. Più che accusare il colpo, direi, essere influenzato da questa nuova tecnologia.

Sono quindi nate intelligenze artificiali generative che creano da zero una canzone o addirittura un disco. Tra le più note troviamo SUNO, MusicGPT, Beatoven, Mureka e anche ChatGPT. 

 

Senza limitarmi al solo elenco, queste IA hanno lo scopo di creare un prodotto valido, sia partendo da zero e sia creando della musica con la voce di certi artisti. Quest’ultima non è una novità e nel tempo si sono susseguite prove di come l’IA possa ricreare canzoni di artisti di qualsiasi tipo, creando timore nella categoria dei musicisti.

 

 

 

 

 

 

Suno AI

Mureka AI

 

Beatoven AI

MusicGPT AI

 

ChatGPT Music AI

Tuteliamo l’AI o la muisca?

 

Per tutelare l’utilizzo dell’IA nel mondo del lavoro è stata introdotta una nuova normativa a ottobre del 2025. Chi la utilizza, deve attenersi a queste regole:

  • l’obbligo di trasparenza, ossia mettere al corrente i propri committenti. Essendo nell’ambito dei contratti d’opera, i professionisti sono obbligati a comunicare al proprio cliente quali sistemi di intelligenza artificiale vengono utilizzati nel processo lavorativo e come. Questo perchè il cliente, che può essere per esempio un brand, una label discografica (come nel nostro caso), o un editore musicale deve sapere se la musica che sta pagando è stata realizzata in parte da un’IA;
  • L’AI quindi è un assistente, non l’autore. La nuova norma indica la volontà dell’utilizzo dell’IA come strumento di supporto, non come sostituto dell’ingegno e dell’intelletto dell’uomo.

 

Sulla base di questa importantissima normativa, la riflessione che nasce è scontata ma necessaria: ogni nuovo strumento che si presenta nella società deve essere utilizzato per aiutare il lavoro dell’uomo. 

Vorrei che questo concetto si fissasse bene nella testa di chi ci sta leggendo in questo momento.

 

Chi ha paura dell’AI?

L’intelligenza artificiale non deve spaventarci ma dovrebbe insegnarci che spesso la risposta più veloce non è la migliore. Certo, l’IA può semplificare molti processi nel mondo della musica, ma non potrà mai sostituire le emozioni che una mente umana può provare e ricreare attraverso parole e suoni.

Un uso consapevole è un uso corretto e forse dovremmo anche accettare le accezioni più ironiche dell’IA, come ad esempio alcune canzoni meme che sono andate virali negli ultimi anni.

D’altro canto l’ironia è un sentimento umano che ha bisogno di essere espresso. Sia chiaro, non sto difendendo i contenuti che contengono odio o l’incitamento ad esso in tutte le sue forme, ma piuttosto vorrei ridimensionare questo fenomeno. 

AI come mezzo, non come soggetto

C’è chi poi ha trovato nell’IA un mezzo per esprimersi, come ad esempio tylerdurden*. tylerduden*, è il primo artista europeo a depositare dei brani, anzi dei dischi, in SIAE  realizzati con l’IA. Dietro a questo progetto c’è la mente di Raffaele Annunziata, un marketer e comunicatore di Napoli che ha deciso di sfruttare l’AI in questo modo. “Secondo” è il suo quarto progetto in uscita il 6 marzo e proprio su questo progetto abbiamo avuto di scambiare due parole con lui.

 

“Stupidità umana, intelligenza artificiale”