Blog

Come l’AI diventa un mezzo d’espressione: intervista a tylerdurdan*

a cura di Stefano Chiappa

Chi è tylerdurdan*?

Raffaele Annunziata è un artista e direttore creativo italiano conosciuto come tylerdurdan*, ideatore di progetti rap sperimentali che esplorano il rapporto tra intelligenza artificiale e cultura digitale. Nel 2024 pubblica “Buffet“, primo album rap europeo realizzato con generative AI. Nel 2025 esce Primo. È il primo autore in Italia ad aver depositato brani creati con AI alla SIAE. Il suo lavoro intreccia musica, tecnologia e attivismo, con collaborazioni dirette da Gaza attraverso il videomaker Mahmoud Abu Qaraya.

Secondo” è l’ultimo album pubblicato da tylerdurdan* in uscita il 06/03/2026.

1.Stando ad alcune tue dichiarazioni l’AI è mezzo, non soggetto. Quanto tempo può restare mezzo e quando diventerà soggetto?

Il progetto tylerdurdan* è nato dalla volontà precisa di usare l’AI come un mezzo per fare musica, non come soggetto della mia musica. Credo che il processo in realtà sia già avvenuto. In filosofia è una dinamica già studiata anni fa, denominata “determinismo tecnologico”, secondo cui la tecnologia è il fattore primario che guida il cambiamento sociale, modellando valori e comportamenti umani. In questi due anni abbiamo già visto nascere finti progetti musicali, il cui unico scopo era far vedere che si poteva fare musica con la generative AI, ma senza valori. Io continuo a credere che sia più importanti il cosa si dice rispetto al come. 

2.Sulla base dell’ultima normativa per la tutela dei contenuti creati con IA, secondo te unire l’AI alle parole di un umano può essere ancora considerato come creazione dell’uomo?


Io ci sono sempre creduto, nel senso che trovo interessante scrivere di mio pugno i testi delle mie canzoni e dopo uso l’AI per metterla in musica. Quando ho provato a scrivere con l’AI sono sempre rimasto estremamente deluso dalla pochezza del linguaggio, dalla scarsità delle formule usate. Sono anche stato credo il primo in Italia, a Giugno 2024, a depositare alla SIAE un brano creato con l’AI e mi hanno detto che soltanto dopo un pò di sono posti il problema, arrivando alla legislazione attuale. Non credo che un brano musicale fatto con AI possa essere comunque considerato “creazione dell’uomo” al 100%, perchè è chiaro che io, ad esempio, non so suonare nessuno degli strumenti esistenti nella mia musica, né so cantare come fanno le voci nei miei brani. 

 

3.“Secondo” é il tuo quarto progetto in 3 anni e possiamo quindi iniziare a disegnare una panoramica della tua scrittura: troviamo storytelling, critica sociale e un briciolo di speranza per un mondo migliore. Qual è il tuo messaggio? Cosa ti spinge ad esprimerti?

Il progetto tylerdurdan* nasce da una volontà precisa: fornire il punto di vista di Raffaele Annunziata, aka tylerdurdan*, su una determinata serie di temi: conflitti globali, Palestina, squilibri sociali, distopie del sistema. Nessuno mi ha chiesto di farlo e questo mi spinge a farlo con ancora più costanza e la risposta ovviamente non c’è, non può esserci. Si scrive come si respira, come si fotografa, come fa l’arte di solito.

4. Perché Gaza è così centrale nel tuo racconto?

Ho un rapporto di fratellanza con alcune persone palestinesi e in particolare con Mahmoud Abu Qaraya, con cui ho collaborato per il mio album “Secondo” e per il progetto Between Gaza and Naples. Credo che ci sia un pò di Gaza in ognuno di noi, un pò di colpa di ciò che abbiamo fatto a quel popolo, una colpa che andrebbe espiata e che nessuno sa nemmeno di avere. Qualcuno deve provare a difendere il popolo palestinese e per fortuna in questi anni ho conosciuto tantissime persone interessane a farlo. E’ un fatto di, avrebbero detto i 99 Posse.

5. “Secondo” l’hai definito un concept album in cui affronti il tema della misura: come è nata quest’idea?

 

Ragionando sull’idea di voler fare un album vero, un concept album vero. Mi interessava l’idea di espandere un solo concetto in più tracce, come fatto in passato dai Pink Floyd o più recentemente da Maracash. Credo che “la misura” sia un tema sottovalutato al giorno d’oggi, quando tutto è praticamente troppo, troppo poco, poco, abbastanza. 

6. Perché hai scelto il linguaggio del rap per esprimerti? Cosa comunica e significa per te il rap? Quali sono le tue ispirazioni più grandi?


Musicalmente e non ho sempre associato il progetto tylerdurdan* prima con la street photography e poi con il rap, che rappresentano due facce della stessa medaglia: la strada, quella da cui vengo. Sono originario della provincia di Napoli e sono cresciuto ascoltando prima il rap americano e poi quello italiano, amando lo storytelling di Lou X, Kaos, Danno. Mi viene naturale scrivere secondo quel modo che rappresenta esattamente il mio modo di vedere le cose: non filtrato, diretto, crudo, reale.

 

7. Supponendo uno scenario molto futuro, secondo te la musica fatta dall’uomo sarà la resistenza a un mondo plasmato dall’AI?


Ne sono quasi certo. Nei prossimi anni alcune funzioni saranno automatizzate anche a livello musicale, come già sta avvenendo con i sample, i jingle, le colonne sonore. Io non la vedo come un problema ma come un’opportunità: si creeranno nuove figure ibride, mezze tecnici mezzi musicisti che faranno soldi a palate. I musicisti veri, quelli veri però, continueranno a suonare nei pub, nelle piazze, a casa loro e nessuno potrà mai togliergli il diritto di farlo. 

8. Supponendo uno scenario molto futuro, secondo te la musica fatta dall’uomo sarà la resistenza a un mondo plasmato dall’AI?


Credo che lo sgomento sia sempre associato alla novità, al non conosciuto, all’ignoto. La storia del rap con l’AI in Italia è tutta da scrivere e tylerdurdan* vorrebbe soltanto contribuire a diffondere un briciolo di umanità da ascoltare quando ce n’è davvero bisogno. “Secondo” ad esempio è un album scritto nella sofferenza, quando lo scorso anno mi sono rotto un dito e mi ci hanno messo un chiodo dentro. La musica serve ad allontanare le paure, non a fomentarle.

 

Vivi e ascolta “Secondo” qui!